La neonata Associazione PROGETTARE IL FUTURO ha organizzato un incontro il pomeriggio del 30.01.09 presso il Sistema Bibliotecario di Vibo Valentia e la Presidente mi ha chiesto di esprimere il mio punto di vista sul tema "garanzie negate o mancata partecipazione"
Eccolo:
“ L’art. 118 ultimo comma della Costituzione modifica con legge costituzionale nel 2001 recita “Stato, regioni, province, città metropolitane, comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà "
Il principio costituzionale ha intanto un senso ed una validità se amiamo il nostro paese,
se vogliamo spenderci perché tutti, e soprattutto i giovani, guardino al futuro come allo spazio per un nuovo sviluppo umano, se ci spendiamo per lottare contro la sofferenza, la subalternità e contro il senso dell’impotenza vissuto in momenti particolari come nella malattia o per aspetti importanti dell’esistenza come l’istruzione, l’accesso alla giustizia e a i servizi insomma per la costruzione del nostro futuro.
Solo se amiamo il nostro paese e se ci spendiamo in tal senso possiamo definirci ed essere veri cittadini
Non siamo più “POPOLO” inteso come moltitudine , folla , cioè abitanti di uno stesso paese uniti solo dalla comunanza della lingua e delle istituzioni, perché la Costituzione con la consegna della Sovranità e con il riconoscimento dell’autonoma iniziativa ci ha elevati a rango di artefici del nostro destino.
L’ultimo comma dell’articolo 118 della costituzione ha dato un anima al cittadino che non è più tale solo per lo ius sanguinis o lo ius loci, ma lo è nella misura in cui , consapevole della capacità attribuita, si attiva per perseguire l’interesse della collettività.
Essere cittadini vuol dire
Essere impegnati
Essere richiedenti
Essere proponenti
Siamo cittadini se ci attiviamo per tutelare i nostri diritti impegnandoci in prima persona, senza deleghe.
Per contro , secondo la mia esperienza e chiaramente ciò resta una valutazione strettamente personale , emergente dalla mia esperienza professionale soprattutto svolta in questi ultimi anni a fianco di vittime del racket e testimoni di giustizia , noi, nel nostro ambiente dobbiamo ancora svolgere dentro di noi quella modifica necessaria affinchè possiamo veramente esercitare a pieno il nostro diritto/dovere di cittadinanza: noi non ci consideriamo, non ci sentiamo ancora veri cittadini.
In questo nostro ambiente viviamo purtroppo in una “cultura” caratterizzata da un profondo senso di abbandono : da un lato siamo sempre in attesa che qualcuno venga a fare o dare qualcosa, dall’altro ci consideriamo vittime di qualcosa che ci viene dato.
Ognuno di noi deve essere pronto a liberarsi da questa cultura fatta appunto da attendismo e vittimismo.
E’ necessario svolgere dentro di noi quella modifica necessaria per lavorare sul nostro pessimismo, sulla nostra rassegnazione, sulle nostre lamentele dobbiamo Credere che il cambiamento è possibile e che quindi è utile agire e fare.
In pratica dobbiamo promuovere una cultura della legalità che vuol dire combattere contro la cultura della lagnanza, combattere contro la cultura secondo cui ogni male che colpisce la nostra terra viene dagli altri ed in particolare dallo Stato.
Alcuni dei problemi che assillano il paese – come per es.: il divario tra nord e sud , la disoccupazione, la vergogna dei rifiuti non smaltiti, le condizioni di obiettiva insicurezza, la mancanza di competitività del sistema Italia – potranno risolversi soltanto ristabilendo delle condizioni generali di legalità e rafforzando le misure contro la criminalità organizzata e i suoi rapporti con la politica.
Ritengo che bisogna riflettere molto su questo passaggio , che sembra semplice ma comporta un lavoro anche in sinergia tra le diverse agenzie culturali ed informative e un ruolo fondamentale lo svolgono in tal senso le Associazioni , i movimenti culturali , come questo.
Ciò che della mia esperienza , come dicevo prima, mi ha portato ad elaborare questa idea è stato soprattutto l’incontro con i testimoni di giustizia : cittadini normali – per lo più imprenditori- che in forza del loro pieno esercizio di cittadinanza si sono ritrovati sottoposti ad uno speciale programma di protezione – che non sto qui ad illustrare poiché servirebbe un incontro ad hoc- che principalmente , agli occhi degli altri , li ha fatti diventare, loro malgrado, degli eroi .
In realtà loro non sono degli eroi, o almeno lo sono nella misura in cui il resto della popolazione è codarda, incapace di parlare, di reagire e di denunziare!
A chi risponde il consigliere superiore?
1 giorno fa