mercoledì 14 gennaio 2009

A Sua Eccellenza il Prefetto
di Vibo Valentia
SEDE

Al Sig. Questore
della Provincia di Vibo Valentia
SEDE

Al Procuratore della Repubblica
SEDE

Al Presidente
dell’Amministrazione Provinciale
SEDE

Ai Sindaci dei Comuni
del comprensorio
Serre Vibonesi
LORO SEDI

Alle Organizzazioni Sindacali

Al Comando Stazione Carabinieri di ARENA

Al Comando Stazione Corpo Forestale dello Stato di ARENA

Al Presidente C.R.I. di ARENA

Al Dirigente ISTITUTO COMPRENSIVO di ARENA

All’Associazione LIBERA
Mons. Giuseppe Fiorillo
SEDE

All’Associazione Antiracket
Vibo Valentia SEDE

Ai Parroci
del Comprensorio
Zona Soriano – Dinami




Oggetto: Comune di Arena (VV) – Manifestazione pubblica contro la criminalità presente sul territorio -

Nella notte tra domenica e lunedì, 12 gennaio c.a., il comune di Arena, piccolo centro dell’entroterra vibonese, è stato scosso da un grave episodio: un potente ordigno esplosivo ha devastato l’automobile del primo cittadino e danneggiato seriamente le abitazioni vicine.
L’episodio, che registra una gravità inaudita, non può passare inosservato ed è per questo che tutte le associazioni, i partiti e le istituzioni presenti sul territorio, di concerto con l’Amministrazione Comunale, hanno sentito il dovere di organizzare una manifestazione che risvegli le coscienze dei cittadini e sensibilizzi le istituzioni.
Il paese, ed in particolare la cittadinanza, non può essere lasciato solo: la presenza costante dello stato e delle istituzioni diventa di fondamentale importanza per restituire fiducia nella legalità e sia di stimolo per la coscienza civile.
Alla luce di ciò, si invitano i soggetti in indirizzo a presenziare alla manifestazione organizzata dalle locali associazioni sabato 17 gennaio 2009, alle ore 16.30.

La manifestazione osserverà il seguente programma:

ore 16.30: partenza da Piazza Generale Pagano
ore 17.30: pubblico dibattito presso la Sala Consiliare, alla presenza delle Istituzioni
Conclusioni e redazione di un memoriale della giornata





La Parrocchia
Promo Arena
Pro Loco
Movimento Agorà
A.C.A
I Partiti Politici

lunedì 12 gennaio 2009

Dalla Gazzetta del sud del 11.01.2009

Catanzaro La difficile condizione dei "testimoni di giustizia" al centro di una giornata di studi organizzata dalla Fondazione Don Francesco Caporale
Protetti finché servono, poi abbandonati
Sono 67 in tutta Italia e nella lotta alla criminalità hanno messo a rischio le loro vite (e quelle dei familiari)

Enza Foceri
Catanzaro
«La Calabria può cambiare e i testimoni di giustizia sono un esempio per tutti quanti noi». Con questo accorato appello fatto arrivare, ieri, dal palco dell'Auditorium Casalinuovo ai giovani del capoluogo calabrese, Fulvio Scarpino ha aperto la "Giornata nazionale dei Testimoni di giustizia". La "Fondazione Francesco Caporale", di cui Scarpino è presidente, ha realizzato una manifestazione con dibattiti e confronti a più voci. Obiettivo della "maratona informativa", sostenuta anche da Regione, Comune e dalla Comunità montana della Presila Catanzarese, si è aperta con i saluti del vicepresidente del Consiglio regionale, Antonio Borrello e dell'assessore comunale alla legalità, Aldo Stigliano Messuti ed è proseguita con la proiezione di un trailer a tema, quello del film di prossima uscita "La siciliana Ribelle", con la regia di Marco Amenta. Sia Messuti che Borrello si sono soffermati sulla necessità di non lasciare soli i testimoni di giustizia. Infatti, dopo un'iniziale protezione da parte dello Stato, questi rischiano di rimanere abbandonati a loro stessi. Come testimoniato anche dall'Onorevole Ida d'Ippolito, componente della Commissione parlamentare antimafia, e dal Prefetto del capoluogo Sandro Calvosa, è anche la carenza della legislatura che giustifica l'esiguità dei numeri: attualmente si contano solo 67 testimoni di giustizia in tutta la penisola. Si tratta spesso di imprenditori che si ribellano alle richieste di pizzo o di semplici cittadini che abitano a fianco di clan che impongono la legge del malaffare, del voto di scambio e delle minacce come modus vivendi. I testimoni di giustizia - molti dei quali hanno contattato Fulvio Scarpino durante la fase di preparazione dell'evento - hanno ringraziato la "Fondazione Caporale" chiedendo ad essa di mandare alla platea un messaggio: «Non lasciateci soli e spingete affinchè l'emendamento che prevede l'inserimento dei testimoni di giustizia in posti della Pubblica amministrazione divenga realtà».
L'onorevole d'Ippolito ha voluto rimarcare la differenza che passa tra il testimone di giustizia e il collaboratore: il primo, esente da procedimenti penali, mette a rischio la propria vita e la propria famiglia solo per opporsi alle logiche mafiose. «Ecco perchè per queste figure eroiche occorre battersi – è stato detto – e con le giuste garanzie e far si che il loro numero cresca sempre di più».
La proiezione del video di persentazione del film "La siciliana ribelle" del regista siciliano Amenta, e del back stage sulla realizzazione dello stesso (in uscita sul grande schermo il prossimo mese), ha parlato, invece, con le immagini, mostrando la ribellione di una "figlia di mafia" alla realtà nella quale è cresciuta.
Gianvito Casadonte, fondatore del Magna Grecia Film Festival, nel presentare il giovane artista che ha dato vita all'opera cinematografica di denuncia ha aperto, così, la seconda parte della mattinata. Oltre ai citati nomi era presente anche il giornalista Enzo Romeo che, nel suo intervento, ha parlato dell'importanza, per i calabresi in genere ma per i giovani ancor di più, di recuperare il legame con le storie e le tradizioni culturali dei singoli paesi, citando l'esempio di Filadelfia che, nell'etimologia del nome, porta il principio di "amore fraterno".
La Giornata nazionale dei testimoni di giustizia è proseguita, nel pomeriggio, nella sede di Palazzo De Nobili dove si è tenuta una tavola rotonda moderata dal giornalista Vincenzo De Virgilio, alla quale hanno partecipato il giudice Romano De Grazia, presidente del Centro studi Lazzati, Franco Maccari segretario generale Coisp, Don Tonino Vattiata e l'avvocato Giovanna Fronte dell'associazione Libera. È stato Don Vattiata a portare per primo la sua testimonianza al fianco dei testimoni di giustizia, sottolineando le difficoltà di un sistema burocratico e giudiziario impreparato ad accogliere l'importante contributo che questi coraggiosi cittadini apportano alla società civile.
«Se vivessimo in un Paese davvero civile – ha detto Don Vattiata – non considereremmo eroi i testimoni di giustizia che, visto le poche tutele che hanno, sono davvero pochi, soprattutto in Calabria . Dovremmo essere tutti quanti testimoni di giustizia». All'intervento accorato di un parroco che alla sacrestia ha affiancato l'attivismo sul territorio, che ha intrapreso con la sua associazione una forma di protesta contro i "signori della mala", impedendo loro di divenire padrini di battenzandi, è seguito quello del segretario del sindacato autonomo di polizia Coisp. Franco Maccari ha aggiunto agli ostacoli burocratici e alle mancanze politiche, il problema dei tagli imposti al comparto sicurezza. Le ristrettezze economiche, infatti, e lo scarso rimpinguo di risorse umane nelle forze di polizia (in Italia all'anno su tremila poliziotti persi se ne integrano solo mille) fa sì che il testimone di giustizia, risorsa fondamentale per uno Stato di giustizia, divenaga un onere pesante da supportare.
È stata poi la volta del giudice Romano De Grazia che ha ricordato alla platea di ascoltatori come la mai risolta "Questione meridionale" e la cultura della rassegnazione rispetto alle prepotenze siano le prime piaghe da sanare per vedere la Calabria rinascere.
Ha chiuso la manifestazione l'intervento dell'avvocato Fronte, che ha sottolineato l'importanza di riconoscere i testimoni di giustizia per quello che sono realmente: «Non simili ai collaboratori che hanno tutto da guadagnare nella denuncia, bensì cittadini semplici, spesso imprenditori, che rinunicano ad una vita, ad un lavoro redditizo e ad una famiglia pur di far trionfaere la giustizia».

giovedì 8 gennaio 2009

Dalla Gazzetta del Sud del 9 gennaio 2009

Provincia
Scuola, sul Piano le critiche di Barbara Citton
«Nei paesi "normali" sa che il suo operato è sottoposto sia ad approvazioni sia a critiche. La cosa preoccupante è quando a un'amministrazione vengono imputate poca trasparenza, pochissima chiarezza e addirittura dubbi sulla correttezza dei criteri adottati nella stesura di documenti che riguardano la vita civile dei cittadini». Lo sostiene il consigliere provinciale Barbara Citton intervenendo sul piano di dimensionamento scolastico, «un caso – evidenzia – che desta forti preoccupazioni per le conseguenze sul corretto funzionamento delle scuole nella provincia».
A parere della Citton, infatti, un cittadino «che volesse avere contezza sul Piano e andasse alla Provincia per avere risposte, non ne troverebbe traccia, né all'assessorato, né negli uffici, né negli atti delle commissioni consiliari, tanto meno in quelli del consiglio provinciale. Alla faccia della trasparenza», ribadisce Citton secondo cui le critiche mosse in questi giorni alla Giunta non nascono tanto «da pregiudiziali prese di posizione, ma da sindacati, associazioni democratiche, partiti, circoli didattici e genitori, preoccupati solamente per le scelte sbagliate che danno un altro colpo alle nostre istituzioni scolastiche. Neanche la Gelmini – prosegue il consigliere provinciale – nella sua opera di devastazione della scuola pubblica, avrebbe sperato tanto».

sul piano di dimensionamento scolastico

Sulle illegalità indaghi la Magistratura»
Dimensionamento, il Piano scolastico contestato da Libera
Il Piano provinciale di dimensionamento scolastico 2009/2010 non convince neppure il coordinamento di Libera che si ritrova sulle posizioni della Cgil ma va oltre chiedendo un intervento della Pubblica amministrazione e della Magistratura (a cui è stata già formalizzata la richiesta di un incontro), affinché «eliminino eventuali gravi illegalità che possono essere verificate nell'elaborazione» del documento.
In base a quanto denunciato dalla Cgil e sulla scorta dei dati forniti da alcuni dirigenti scolastici il Piano – evidenzia una nota del coordinamento di Libera – «è stato adottato senza rispettare la normativa in vigore, utilizzando dati assolutamente non corrispondenti alla realtà, con particolare riferimento al divario numerico di alunni risultante dalla tabella prodotta dalla Provincia, omettendo le necessarie motivazioni in ordine alle valutazioni delle scelte adottate e ancora prima che la Regione approvasse le linee guida». Inoltre il coordinamento di Libera – che ha inviato il documento al governatore Loiero, all'assessore regionale Cersosimo, al presidente del consiglio regionale Bova, qal presidente della Provincia De Nisi, al presidente del consiglio provinciale Barillaro e al sindaco Sammarco – rileva che «non è possibile pensare che proprio quando si predica che la cultura della legalità deve partire dalla scuola, che la scuola deve essere il luogo privilegiato per inculcare nel futuro cittadino il senso pieno del vivere nella legalità, proprio nella scuola e nel settore scolastico si commettano gravi violazioni di norme e di regole di diritto».
E ancora il coordinamento di Libera dopo aver ricordato «l'insensibilità» dimostrata dalle istituzioni scolastiche provinciali rispetto al tema "legalità" e la scarsa partecipazione alla Carovana Antimafie rimarca: «Ma da ciò a pensare che proprio il settore della pubblica istruzione possa rappresentare la "palestra della illegalità" non siamo disposti ad accettarlo e neppure che oltre al mancato rispetto delle regole possa in esso proliferare la furbizia, l'interesse personale, la prepotenza».
Da qui la richiesta di un intervento delle pubbliche amministrazioni interessate per «eliminare o correggere le illegalità commesse» le quali «pubblicamente, anche attraverso un convegno partecipato alle parti sociali interessate, in base al principio di trasparenza dell'attività amministrativa, diano la possibilità di accedere agli atti assunti e per i quali è stato predisposto il tanto discusso e discutibile Piano scolastico provinciale».(m.c.)

1° giornata Nazionale dei Testimoni di Giustizia


Sabato 10 gennaio 2009 dalle ore 10:00 alle ore 24.00 all'Auditorium Casalinuovo a Catanzaro si celebrerà la 1° Giornata Nazionale dei Testimoni di Giustizia.

martedì 6 gennaio 2009

" Un cuore gioioso è solitamente il frutto di un cuore che arde d'amore"
(Madre Teresa di Calcutta)